Ipnosi

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Che cos’è l’ipnosi e quali sono le sue applicazioni?

A tutti capita più o meno frequentemente di rimanere assorti a fantasticare mentre si guida in maniera automatica il solito percorso, o quando non ci accorge del tempo che passa e di quello che accade intorno a noi mentre ci immergiamo nella visione di un film o nella lettura di un libro….ecco questo è lo stesso stato modificato di coscienza che si raggiunge attraverso la pratica dell’ipnosi….è un fenomeno neurofisiologico comune e familiare a chiunque.

In questi momenti le nostre onde cerebrali rallentano la frequenza e passano dallo stato beta (dello stato di veglia) a frequenze sempre più lente fino a farci addormentare e quindi a farci entrare nel mondo delle immagini grazie al quale l’inconscio comunica con la nostra parte cosciente.

La nostra mente può essere paragonata ad un iceberg dove esiste una parte
emersa che rappresenta la coscienza, la parte logica razionale, che analizza,
risolve problemi, prende decisioni, interagisce con il linguaggio verbale; e una
parte gigantesca immersa che rappresenta la parte inconscia,  nella quale sono
archiviate memorie, emozioni dall’inizio della nostra vita, che condizionano e
controllano le risposte neurovegetative:  respirazione,  battito cardiaco, che a loro volta influenzano
il sistema immunitario, le  risposte endocrine e generano reazioni inconsapevoli
ad eventi della vita molto prima e in modo più potente di quello che può fare
la mente conscia.

L’ipnosi, quindi, non è nulla di magico o paranormale, semplicemente è una condizione tra la veglia e il sonno dove più facilmente può avvenire un
passaggio di informazioni tra conscio e inconscio consentendo di riprogrammare
schemi mentali, credenze, comportamenti, influenzare la biologia, quindi le nostre cellule,
i nostri tessuti ed organi e dunque la nostra salute.

Le tecniche di rilassamento profondo ed ipnosi quindi trovano campo di
applicazione maggiore proprio nel dolore cronico dove è avvenuto il fenomeno della
cronicizzazione ossia dove il dolore è stato immagazzinato come informazione appresa, come meccanismo stereotipato di attivazione di precisi network neuronali che coinvolgono aree del cervello come la corteccia cingolata anteriore e il sistema limbico.

L’ipnosi, che ha una base scientifica ben solida e sostenuta da numerosi studi di neuroscienze sulla neuroplasticità cerebrale e sul biofeedback, non vuole essere la pancea o un unico trattamento, ma
un valido completamento adiuvante delle terapie farmacologiche ed anestesiologiche convenzionali che riconsegnano al paziente il controllo delle proprie personali risorse interiori rendendolo maggiormente consapevole e dunque maggiormente in grado di controllare il dolore e di liberarsi dall’identificazione con esso.

Esistono diversi campi di applicazione dell’ipnosi e diverse tecniche per realizzarla e anche diverse finalità, L’ipnosi di cui mi occupo io, proviene dalla scuola ericksoniana completamente diversa dall’ipnosi regressiva che riporta a vite precedenti o dall’ipnosi rapida e direttiva che permette di eseguire procedure chirurgiche senza anestesia farmacologica. Le tecniche utilizzate per il controllo e la modulazione del dolore cronico, sono tecniche in parte simili alla mindfullness che ha come obiettivo la disidentificazione dal dolore e la capacità di separare e sgravare il dolore da quelle emozioni che lo amplificano e lo caricano di significato.

Le neuroscienze hanno dimostrato che la percezione del dolore può essere sia ridotta che amplificata. La riduzione avviene attraverso vie discendenti che utilizzano neurotrasmettitori e sostanze come cannabinoidi ed oppioidi endogeni e permette di modulare il dolore fino a non farlo sentire in situazioni per cui non sarebbe funzionale sentirlo, ad esempio durante una performance sportiva o durante situazioni di pericolo ecc. Mentre l’amplificazione del dolore avviene tramite sensibilizzazione sia dei recettori del dolore a livello periferico, sia tramite inibizione delle vie discendenti che dovrebbero modularlo, sia attivando circuiti che collegano aree legate alle emozioni, ai ricordi e agli schemi mentali limitanti.

L’ipnosi e l’autoipnosi offre un valido strumento di auto facilitazione dei processi positivi di modulazione del dolore riprogrammando le reti neuronali che lo mantengono vivo nonostante il danno tissutale sia riparato e se anche non cancella il dolore può disinnescare l’ansia e la depressione e tutti quelle emozioni e sentimenti che lo rendono insopportabile e che favoriscono l’infiammazione cronica che a sua volta peggiora lo stato di salute generale essendo fattore di rischio per numerosissime patologie.

Bibliografia

Lea Winerman. Neuroimaging studies are helping hypnosis shed its ‘occult’ connotations by finding that its effects on the brain are real. Monitor Psychology APA Marzo 2006.
Fonte: Lea Winerman. Neuroimaging studies are helping hypnosis shed its ‘occult’ connotations by finding that its effects on the brain are real. Monitor Psychology APA Marzo 2006.

Halligan, P. W., & Oakley, D. A. (2014). Hypnosis and beyond: Exploring the broader domain of suggestion. Psychology of Consciousness:
Theory, Research, and Practice, 1 (2), 105-122.Cardeña, E. (2014). Hypnos and psyche: How hypnosis has contributed to the study of consciousness. Psychology of Consciousness: Theory, Research, and Practice, 1 (2), 123-138.
Kihlstrom, J. F. (2014). Hypnosis and cognition. Psychology of Consciousness: Theory, Research, and Practice, 1 (2), 139-152.

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Dott.ssa Francesca carandina

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