Psico alimentazione

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Fa che il Cibo sia la tua Medicina e che la Medicina sia il tuo Cibo

Ippocrate

Il dolore è il sintomo che più di tutti caratterizza la condizione umana, ci allerta di un pericolo per la salute ed interessa tutta la medicina in modo trasversale.

Il dolore è un sintomo però altamente soggettivo, ossia varia da persona a persona e una stessa lesione può a qualcuno provocare un dolore insopportabile e a qualcun altro un semplice fastidio, ma non solo, cambia nello stesso soggetto a seconda del contesto, dello stato fisico, psicoemozionale, dalla cultura, dalle credenze ecc.. e inoltre, può cronicizzare ossia durare molto di più della guarigione della ferita o della patologia che lo ha provocato.

In altre parole, il dolore è caratterizzato da tre dimensioni importanti che lo distinguono dagli altri sintomi, una dimensione sensoriale discriminativa che coinvolge le vie nocicettive fino alla corteccia che può variare da soggetto a soggetto in base alla situazione clinica o fisica, una dimensione emozionale e psicologica ed una dimensione cognitiva valutativa che varia in base ai diversi fattori sociali ed ambientali.

Dal punto di vista delle neuroscienze questo si spiega dalle vaste connessioni sinaptiche che collegano le varie aree del cervello che modulano su diversi livelli la risposta dolore, si parla di “connettoma” che coinvolge il sistema limbico, con le emozioni legate al dolore, il ricordo e l’apprendimento del dolore, il sistema autonomico endocrino che ne determina le risposte ormonali e viscerali e crea il sentimento dolore grazie al cervello del cuore, il sistema motorio che determina la reazione motoria al dolore, il microbiota intestinale che influenza il sistema immunitario e il sistema endocrino che a sua volta influenza il sistema nervoso come in un circolo vizioso.

La cosiddetta “macchina biologica” è un’orchestra dove ogni strumento comunica ed entra in risonanza con tutti gli altri e la sinfonia che si genera può creare delle stonature che si manifestano come malattia, malessere e disturbi fisici o psichici o una musica che può portarci a stati di profondo benessere fino alla felicità.

Vedere quindi il dolore non come un sintomo da cancellare, ma come un messaggio importante che riporta la persona alla necessità di ascoltarsi nel profondo e ritrovare la propria preziosa autenticità e via verso il benessere, è fondamentale soprattutto per approcciare il dolore cronico.

Il dolore infatti cronicizza quando, sebbene la lesione tissutale sia guarita continuano a rimanere attivi gli stessi circuiti, la stessa “pain matrix” per un fenomeno definito di apprendimento o risposta automatica appresa a livello inconscio, la stessa che definisce i pattern di scarica neuronale delle emozioni a livelli diversi ma sempre per un condizionamento appreso o plastificato… una via di minor resistenza che non fa che reiterare la condizione, peggiorata dall’emergere di sindromi ansioso depressive che a loro volta portano ad un allentamento ancora più profondo dalla guarigione.

Ecco che il modo giusto per approcciarsi al dolore, soprattutto al dolore cronico non può che essere prendendo in considerazione tutti gli aspetti della persona che in qualche modo sono responsabili del suo stato di salute psicofisica.

L’alimentazione, le abitudini voluttuarie, il sonno, lo stress quotidiano o eventi di vita che influenzano profondamente il carico emozionale, sono tutti fattori epigenetici che si possono modificare per ridurre lo stato infiammatorio di basso grado che progressivamente fa invecchiare e ammalare e che tende a peggiorare e a mantenere sindromi dolorose.

Ciò che introduciamo nel nostro corpo come cibo e bevande e nella nostra anima come relazioni e gestione delle emozioni condizionano profondamente anche la percezione del dolore

I principi su cui si basa la psicoalimentazione che focalizza ed affronta questa verità, partendo da ciò che introduciamo nel nostro corpo come cibo, sono preziosissimi per la mia pratica clinica almeno in termini di inquadramento anamnestico e di intervento su diversi livelli, anche in collaborazione con altri specialisti, nutrizionisti, psicologi e counseling che possono aiutare il paziente a gestire il dolore e a mettere in campo tutte le proprie risorse per affrontarlo.

Basti pensare al paziente obeso con dolore, non serve o serve a poco prescrivergli dei farmaci antidolorifici o fargli una infiltrazione se non si inizia un percorso molto più difficile che comprenda la relazione con il cibo, con lo stile di vita, il sonno, l’attività fisica e il suo universo psicoemozionale e relazionale.

Il paziente deve essere condotto a lavorare sulla nutrizione non solo in termini calorici ma anche di presa di consapevolezza del proprio corpo, delle proprie risorse e di quale sia il reale nutrimento di cui ha realmente bisogno.

Quindi l’alimentazione sana, e la cucina Kousmine è sicuramente una scelta eccellente, la cura del sonno, del microbiota intestinale, dell’apprendimento di pratiche di rilassamento e gestione delle emozioni ,hanno sicuramente un impatto potente sul limitare il danno ossidativo migliorando l’umore, l’attenzione e la performance cognitiva.

Imparare a rispettare i propri tempi, i ritmi circadiani e della natura, imparare a prendersi del tempo per quegli aspetti vitali che però sembrano scontati, come il mangiare, il dormire, il respirare, fa la differenza e questo deve essere ricordato in primis a me stessa e quindi ai miei pazienti.

Per poter accompagnare il paziente in questo percorso di cura occorre prima di tutto imparare ad ascoltare e a dare valore alle parole che possano incoraggiarlo, evitando di mortificarlo per creare quel rapporto di fiducia che è alla base della cura.

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Dott.ssa Francesca carandina

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