La lombalgia è comunemente nota come “mal di schiena”. In termini specifici, interessa tutta l’area compresa tra l’ultima vertebra toracica e la prima sacrale e racchiusa lateralmente dal muscolo erettore della colonna.
La lombalgia è una delle patologie più ricorrenti che colpisce l’80% della popolazione. Ne soffrono circa 15 milioni di italiani.
Rappresenta la principale causa di disabilità globale e di assenza lavorativa tra i giovani e gli adulti di mezza età. La lombalgia è influenzata da una serie di fattori ambientali e personali.
Tra i fattori di rischio si individuano:
- fattori individuali: genetica, sesso, età;
- istruzione: un basso livello di istruzione è associato a un aumento della prevalenza del mal di schiena;
- fattori psicosociali come stress, ansia, depressione;
- fattori di stress psicosociali sul luogo di lavoro e credenze avverse sulla prognosi dei disturbi dolorosi della schiena.
La valutazione algologica nella patologia dolorosa del rachide si pone come obiettivo primario di valutare se il dolore è ancora un dolore fisiologico (nocicettivo e/o infiammatorio) o patologico (neuropatico e/o nociplastico).
La lombalgia si distingue in acuta, quando il dolore ha una durata inferiore alle sei settimane; sub-cronica, fino alle dodici settimane; o cronica, nei casi in cui si assista all’instaurarsi di meccanismi che rendono difficile la risoluzione dei sintomi nonostante le terapie.
La suddivisione condiziona il percorso terapeutico da adottare: per la patologia acuta il percorso è prevalentemente ambulatoriale; per la patologia sub-cronica e cronica, il percorso è sia ambulatoriale, sia in regime di ricovero, in cui verranno messe in atto tecniche farmacologiche e interventistiche.
